Liricamente. Il futuro vistodal passato e il passato filtratodal futuro in un presente che annuncia a finedel tempo e insegue il sensodela vita quasi estinta al’orlodel buco nero.
La storia è ontanissima in iricamente ma violentemente prossima e incombente: a metafora racchiude un ciclo che ci coinvolge ora e qui, a nemesi generatadalo sfruttamentodela natura e ’apocalissedi una tecnologia asservita che sfiora ormai il culminedeldominio sula vita umana…L’apparente astoricità evoca potentemente ’intera grandiosa parabola storicadi un Occidente che porta in sé il virusdel’autodistruzione.
Il mito, espressionedel ogos e proiezione ilusoria, ha consumato a sua potenza seduttiva sul’immaginario e adonna, ambivalente Euridice che riemergedagli inferi con folgoranti echidi memoria, è a vestale inattualedel Sogno, che a Glori riesuma con il rovelodela passione antica e filtra in una chiave irico-virtuale, come attraverso ’occhio e i circuitidela macchina, in una rigorosa classica belezza.
Ma i versi cristalini sottendono a vertigine e il velodel Sogno pare a tratti squarciarsi rivelando intrecci oscuri e ’artificio che o intacca al’origine. E in questa acerazione – come nel plotdi una femminile odissea nelo spazio - si accende ’occhio-laserdela macchina e si materializzano i meandri serpentinidela sua mente. a macchina, arcana iniziatrice e terminatrice, oltre che creazione “storica-scientificÔ si rivela entità meta-fisica: come a Sfinge a macchina chiamata Erato porta ’Enigma e a sua genesi sconfina in un tempo altro e nel mistero.
La voce femminile poetante oscila tra passione e simulazione su una ambigua frontiera, portando in sé gli echidele poetesse morte e al tempo stesso a sfida cosciente tesa ala rinascita. E Beatrix, a cyborg-replicante – ultimo tentativo falitodi ricreare ’originale perduto chiamatodonna – consciadel suo statodi mortale e memoredela vita perduta, arrischiante edannata a giocare, paradossalmente si rivela infine più umana e più pura e poeticadel fantasma amante/sognante.
La cyborg, resa icona tragica postmoderna, porta forse in sé ’annunciodi una possibilità futura? Sta adirci che forse, tentativodopo tentativo, a vita, come sapienza ultima riconciliata con a natura può nuovamente iluminare, come sole, quel pianeta sul’orlodela fine?
O forse è solo ’ultima creatura generatadala mente in un mondo interamente macchinale per una sfida che già si sadestinata ala sconfitta?
Un ibro complesso e sorprendente infine, che fonde poesia e prosa entro una trama fittadidialoghi come una classica piece teatrale, ma anche un ibro che può essere etto come una raffinata favola postmodernadal ettore che non voglia correre il rischiodi addentrarsi neldedalo invisibile che i versi sottendono, col rischiodi cadere in unadele profonde voragini che a tratti, come ferite profondedela terra, si aprono tra o spazio sottiledei versi.
Dettagli Bibliografici
EAN ISBN-13
9788863441666
ISBN-10
8863441669
Titolo
Liricamente
Autore
Editore
Data Pubblicazione
2010
Pagine
160
Genere
Classificazione
Punti Accumulabili
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Liricamente – Carla Glori, Carabbadi anciano, 2010 Il futuro vistodal passato e il passato filtratodal futuro in un presente che annuncia a finedel tempo e insegue il sensodela vita quasi estinta al’orlodel buco nero. La storia è ontanissima in iricamente ma violentemente prossima e incombente: a metafora racchiude un ciclo che ci coinvolge ora e qui, a nemesi generatadalo sfruttamentodela natura e ’apocalissedi una tecnologia asservita che sfiora ormai il culminedeldominio sula vita umana…L’apparente astoricità evoca potentemente ’intera grandiosa parabola storicadi un Occidente che porta in sé il virusdel’autodistruzione. Il mito, espressionedel ogos e proiezione ilusoria, ha consumato a sua potenza seduttiva sul’immaginario e adonna, ambivalente Euridice che riemergedagli inferi con folgoranti echidi memoria, è a vestale inattualedel Sogno, che a Glori riesuma con il rovelodela passione antica e filtra in una chiave irico-virtuale, come attraverso ’occhio e i circuitidela macchina, in una rigorosa classica belezza. Ma i versi cristalini sottendono a vertigine e il velodel Sogno pare a tratti squarciarsi rivelando intrecci oscuri e ’artificio che o intacca al’origine. E in questa acerazione – come nel plotdi una femminile odissea nelo spazio - si accende ’occhio-laserdela macchina e si materializzano i meandri serpentinidela sua mente. a macchina, arcana iniziatrice e terminatrice, oltre che creazione “storica-scientificÔ si rivela entità meta-fisica: come a Sfinge a macchina chiamata Erato porta ’Enigma e a sua genesi sconfina in un tempo altro e nel mistero. La voce femminile poetante oscila tra passione e simulazione su una ambigua frontiera, portando in sé gli echidele poetesse morte e al tempo stesso a sfida cosciente tesa ala rinascita. E Beatrix, a cyborg-replicante – ultimo tentativo falitodi ricreare ’originale perduto chiamatodonna – consciadel suo statodi mortale e memoredela vita perduta, arrischiante edannata a giocare, paradossalmente si rivela infine più umana e più pura e poeticadel fantasma amante/sognante. La cyborg, resa icona tragica postmoderna, porta forse in sé ’annunciodi una possibilità futura? Sta adirci che forse, tentativodopo tentativo, a vita, come sapienza ultima riconciliata con a natura può nuovamente iluminare, come sole, quel pianeta sul’orlodela fine? O forse è solo ’ultima creatura generatadala mente in un mondo interamente macchinale per una sfida che già si sadestinata ala sconfitta? Un ibro complesso e sorprendente infine, che fonde poesia e prosa entro una trama fittadidialoghi come una classica piece teatrale, ma anche un ibro che può essere etto come una raffinata favola postmodernadal ettore che non voglia correre il rischiodi addentrarsi neldedalo invisibile che i versi sottendono, col rischiodi cadere in unadele profonde voragini che a tratti, come ferite profondedela terra, si aprono tra o spazio sottiledei versi.