Il fango delle pianure bulgare si rapprende ancora sugli scarponi mentre il comando ordina l'immediato trasferimento verso l'est.
Sven e i superstiti della compagnia di disciplina affrontano il fronte sovietico con l'incarico di stanare un traditore che ha rivelato le posizioni alle linee nemiche.
Il gelo della steppa morde le ossa durante l'infiltrazione silenziosa tra le trincee nemiche, dove ogni movimento rischia di scatenare il fuoco incrociato. L'obiettivo è rintracciare il disertore, una spia tedesca ormai integrata nei ranghi russi, le cui confessioni hanno già falciato interi plotoni di commilitoni. Gli uomini avanzano spinti solo dal cinico legame che li tiene insieme tra le macerie della guerriglia balcanica e l'odore acre della polvere da sparo.
Senza alcuna pietà.
L'odio per il traditore supera la stanchezza di anni trascorsi a sopravvivere in prima linea, trasformando il compito in un regolamento di conti personale tra le linee del fronte sovietico. La fedeltà alla divisa è ormai un ricordo sbiadito, sostituita da un istinto brutale che regola ogni respiro in territorio nemico.
Il luccichio metallico del mirino tradisce la posizione della spia tra le ombre ghiacciate dell'accampamento nemico.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa bellica del secondo conflitto.
✔ Chi esplora storie di soldati ai margini.
Perché è diverso
Il testo scardina la retorica dell'eroismo bellico concentrandosi esclusivamente sulla psicologia distorta di una compagnia di disciplina. La struttura narrativa privilegia l'istinto di sopravvivenza rispetto all'ideologia, delineando un ritratto crudo di uomini forgiati esclusivamente dal trauma della trincea.
Dettagli Bibliografici
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