Il sigillo dell'Ammiragliato premeva sul tavolo di mogano, segnando la fine di ogni attesa per il commodoro Aubrey.
Ritornati in Inghilterra dopo una lunga circumnavigazione, Aubrey e il medico di bordo Maturin affrontano il rientro in patria tra l'ascesa sociale e le macerie di una vita familiare inaspettatamente sgretolata.
L'uniforme di grado superiore avvolge le spalle di Aubrey nel porto di Portsmouth, dove le istruzioni della Royal Navy impongono una rotta immediata verso le coste africane. Il commodoro deve spezzare il commercio di esseri umani e intercettare la flotta francese diretta verso l'Irlanda, trasformando la quiete domestica in una spietata caccia alle navi negriere tra i flutti del golfo di Guinea.
L'oceano chiama ancora.
Maturin non trova pace nelle stanze vuote della propria casa, dove il silenzio della piccola Brigid pesa più di qualsiasi tempesta vissuta in mare. Un nemico nell'ombra trama per distruggerlo, costringendolo a cercare salvezza sul ponte della nave del suo capitano, intraprendendo una rischiosa fuga dal complotto della rete spionistica che tenta di annientare la sua reputazione e la sua sicurezza personale. Il destino di entrambi si intreccia nuovamente tra cannoni e segreti diplomatici.
Le vele spiegate all'orizzonte lasciano dietro di sé solo l'eco delle recriminazioni personali e il fumo acre di una missione che esige sacrifici impossibili da misurare in mare aperto.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa storica di mare.
✔ Appassionati di classici di ambientazione britannica.
Perché è diverso
Il testo intreccia la gerarchia militare con il crollo emotivo del protagonista, allontanandosi dai racconti di guerra convenzionali. La narrazione fonde l'ampiezza geopolitica delle manovre navali con la claustrofobia di un conflitto interpersonale che costringe i personaggi a un'eterna condizione di esilio volontario.
Dettagli Bibliografici
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