Il manubrio lucido vibra sotto le mani, sfidando l'asfalto sconnesso che separa il ciclista dalle mura severa di Faenza.
Alfredo Oriani attraversa l'Italia di fine Ottocento in sella a una macchina d'acciaio, trasformando la pedalata quotidiana in una sfida aperta contro pregiudizi sociali e restrizioni comunali.
L'asfalto ribolle sotto il sole, testimone di un conflitto dove il mezzo meccanico diventa simbolo di emancipazione urbana tra strade polverose.
La libertà costa cara.
Tra le vie di una provincia sospettosa, il protagonista trasforma la propria bicicletta nel fulcro di una mobilitazione civile contro le ordinanze municipali che impongono di procedere a piedi. La lotta per la circolazione ciclistica si intreccia con una narrazione che rifugge la tecnica pura per farsi cronaca di un'epoca che guarda al futuro con diffidenza.
Il 23 giugno 1894 segna il confine tra la quiete rurale e una nuova consapevolezza, dove la protesta dei ciclisti di Faenza si accende contro l'obbligo di condurre a mano i moderni cavalli di ferro, rivendicando il diritto di correre liberi su ogni pavimentazione urbana.
Una scia di polvere si solleva mentre le ruote tagliano il silenzio della piazza, sfidando l'autorità immobile della città.
Per chi è
✔ Lettori di saggistica narrativa del primo Novecento.
✔ Cultori della storia sociale e del costume italiano.
Perché è diverso
L'opera rifiuta la classificazione di genere, intrecciando autobiografia, riflessione civile e cronaca storica in una narrazione prismatica. La costruzione del testo trasforma l'oggetto meccanico in un catalizzatore di dinamiche sociali, offrendo una testimonianza peculiare sul rapporto tra innovazione tecnologica e conservatorismo locale all'alba del secolo scorso.
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