Lo specchio rimanda un’immagine estranea, un volto che appartiene a chiunque tranne che all'uomo che si osserva ogni mattina.
Vitangelo Moscarda scopre improvvisamente la frammentazione del proprio io attraverso un'osservazione casuale della moglie, intraprendendo un percorso radicale verso la distruzione delle maschere sociali.
Il naso storto diventa il perno di un'ossessione che sgretola le certezze borghesi, trascinando il protagonista in una crisi d'identità esistenziale che travolge i rapporti consolidati. Vitangelo cerca di distruggere l'immagine di sé riflessa negli occhi altrui, tentando di essere nessuno per evitare di essere centomila individui diversi agli occhi del prossimo.
Tutto crolla.
La banca di famiglia e le dinamiche di potere cittadine si dissolvono sotto i colpi di un gesto dissacrante, spingendo Moscarda verso il declino nella follia consapevole dove ogni coesione interna viene definitivamente abbandonata per abbracciare la solitudine assoluta in un ospizio lontano dalla civiltà costruita.
La mente si libera finalmente dal peso opprimente di una forma fissa e condivisa.
Per chi è
✔ Lettori della narrativa italiana del primo Novecento.
✔ Chi segue la letteratura sulla frantumazione dell'io.
Perché è diverso
La narrazione scardina la struttura tradizionale del personaggio, trasformando un banale difetto fisico in un catalizzatore di dissoluzione identitaria. L'opera si distingue per l'uso dell'umorismo come strumento chirurgico, volto a sezionare la realtà soggettiva anziché costruire una cronaca lineare degli eventi.
Dettagli Bibliografici
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