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Deccan

di Antonio Raciti edito da SBC Edizioni, 2010

L’autore con "pennellate" rapide ma precisissime ci invita a prendere il volo per l’India, ed ad abbandonare la nostra ottica occidentale, per aprire la mente ad un’esperienza in un mondo, dove tutte le nostre certezze crolleranno; esse saranno progressivamente più fragili ed inconsistenti, fino a sciogliersi come neve al sole. Tutto ciò su cui lo sguardo della l’autore si soffermerà, sarà totalmente diverso dal nostro mondo, dai nostri strereotipi. I suoni, i sapori, i profumi ed i colori ci investiranno rapidamente ci stordiranno. Ma per apprezzarli fino in fondo bisognerà che noi, insieme all’autore ci lasciamo avvolgere, catturare e conquistare da essi, abbandonando le nostre resistenze ed i nostri pregiudizi. All’inizio sembra troppo distante, ma fotogramma dopo fotogramma ci conquista, ci disarma e ci avvolge completamente. Inizia a far traballare ogni nostra certezza e ci rende piccoli piccoli ed inermi nei confronti di una spiritualità così tangibile e lontanissima dalla nostra concezione della religione. Piano piano è come se le "intense piogge monsoniche "lavassero via tutti i nostri pregiudizi e le nostre resistenze, ed il sole illuminasse il nostro viaggio, facendoci apprezzare le bellezze della diversità del paesaggio, caratterizzato da palme di cocco, banani e melograni che quasi magicamente si intonano alla perfezione con i colori sgargianti dei tipici SARI delle donne. L’ India è fatta così, lì coesistono le contraddizioni, in cui anche ciò che apparentemente sembrerebbe non amalgamabile, trova un accordo perfetto. Qui tutto anche ciò che sembra più dissonante risulta accordarsi alla perfezione. Questa gente dà grande importanza alla qualità della vita, cercando d’essere seppure nella massima indigenza, sereni e felici. "Gli indiani riescono a costruire molto con poco". L’autore mostra una sapiente organizzazione della struttura del libro. Infatti la prima parte ci aiuta a familiarizzare con l’universo India e apre la nostra mente all’immaginazione. Il lettore si costruisce una propria raffigurazione di luoghi e volti della gente. Questi saranno magistralmente ritratti e quindi fissati nella memoria dagli scatti fotografici inseriti a metà del diario di viaggio. In tal modo l’autore lascia al lettore il tempo per imparare ad amare questo paese e quindi compiere il proprio personalissimo VIAGGIO. Ciò che egli ha solo immaginato nel corso della descrizione viene ora concretamente raffigurato e ciò che ancora non è stato descritto viene a stuzzicare l’interesse per le descrizioni successive. Nella prosecuzione della lettura, risulterà evidente come in India arte e cultura esprimano un connubio perfetto tra semplicità assoluta e splendore. L’originalità di questo diario di viaggio sta nel fatto, che l’autore non si perde in una fredda descrizione di luoghi e monumenti visitati, ma si sofferma sulle emozioni e sensazioni che scaturiscono in lui, da ciò che vede.

Recensione Unilibro a cura di GYU

Informazioni bibliografiche del Libro

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Le Recensioni degli Utenti Unilibro
"Deccan"
DECCAN
GYU, 2011-03-09
4

L’autore con "pennellate" rapide ma precisissime ci invita a prendere il volo per l’India, ed ad abbandonare la nostra ottica occidentale, per aprire la mente ad un’esperienza in un mondo, dove tutte le nostre certezze crolleranno; esse saranno progressivamente più fragili ed inconsistenti, fino a sciogliersi come neve al sole. Tutto ciò su cui lo sguardo della l’autore si soffermerà, sarà totalmente diverso dal nostro mondo, dai nostri strereotipi. I suoni, i sapori, i profumi ed i colori ci investiranno rapidamente ci stordiranno. Ma per apprezzarli fino in fondo bisognerà che noi, insieme all’autore ci lasciamo avvolgere, catturare e conquistare da essi, abbandonando le nostre resistenze ed i nostri pregiudizi. All’inizio sembra troppo distante, ma fotogramma dopo fotogramma ci conquista, ci disarma e ci avvolge completamente. Inizia a far traballare ogni nostra certezza e ci rende piccoli piccoli ed inermi nei confronti di una spiritualità così tangibile e lontanissima dalla nostra concezione della religione. Piano piano è come se le "intense piogge monsoniche "lavassero via tutti i nostri pregiudizi e le nostre resistenze, ed il sole illuminasse il nostro viaggio, facendoci apprezzare le bellezze della diversità del paesaggio, caratterizzato da palme di cocco, banani e melograni che quasi magicamente si intonano alla perfezione con i colori sgargianti dei tipici SARI delle donne. L’ India è fatta così, lì coesistono le contraddizioni, in cui anche ciò che apparentemente sembrerebbe non amalgamabile, trova un accordo perfetto. Qui tutto anche ciò che sembra più dissonante risulta accordarsi alla perfezione. Questa gente dà grande importanza alla qualità della vita, cercando d’essere seppure nella massima indigenza, sereni e felici. "Gli indiani riescono a costruire molto con poco". L’autore mostra una sapiente organizzazione della struttura del libro. Infatti la prima parte ci aiuta a familiarizzare con l’universo India e apre la nostra mente all’immaginazione. Il lettore si costruisce una propria raffigurazione di luoghi e volti della gente. Questi saranno magistralmente ritratti e quindi fissati nella memoria dagli scatti fotografici inseriti a metà del diario di viaggio. In tal modo l’autore lascia al lettore il tempo per imparare ad amare questo paese e quindi compiere il proprio personalissimo VIAGGIO. Ciò che egli ha solo immaginato nel corso della descrizione viene ora concretamente raffigurato e ciò che ancora non è stato descritto viene a stuzzicare l’interesse per le descrizioni successive. Nella prosecuzione della lettura, risulterà evidente come in India arte e cultura esprimano un connubio perfetto tra semplicità assoluta e splendore. L’originalità di questo diario di viaggio sta nel fatto, che l’autore non si perde in una fredda descrizione di luoghi e monumenti visitati, ma si sofferma sulle emozioni e sensazioni che scaturiscono in lui, da ciò che vede.