Il fango del sentiero imbratta gli stivali di Remigio mentre osserva i confini del podere che ora gli appartengono.
Impiegato ferroviario catapultato nella gestione agricola, Remigio eredita la terra paterna e si scontra con l'ostilità di una matrigna ambiziosa e di un'amante tradita.
Le stanze della casa si riempiono di pretese ereditarie e sguardi che misurano la sua inadeguatezza nel gestire le vigne e le semine. Il podere diventa un teatro di logoramento dove le decisioni vacillano e la terra sembra sfuggire a una mano inesperta. La stanchezza di una vita sedentaria contrasta con la durezza di una campagna che non perdona l'incertezza.
Lui è incapace.
I contadini, stanchi dei soprusi subiti dal padre, iniziano una sottile opera di boicottaggio, sabotando il raccolto e rendendo il lavoro quotidiano una prova di forza insostenibile. La gestione rurale in Toscana richiede una fermezza che Remigio cerca invano, intrappolato in un conflitto ereditario di poderi dove ogni gesto è osservato con sospetto dai sottoposti. La proprietà agricola si trasforma in una trappola che isola il protagonista, privandolo dell'autorità necessaria per imporsi su chi attende solo un passo falso per liberarsi della sua ingombrante presenza.
L'eco degli ordini non impartiti si perde nel silenzio dei campi che attendono soltanto la fine dell'inutile padrone.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa naturalistica del primo Novecento.
✔ Appassionati di letteratura rurale italiana classica.
Perché è diverso
L'opera ribalta il classico topos dell'eredità terriera, sostituendo il trionfo del nuovo proprietario con una paralisi esistenziale. La costruzione narrativa focalizzata sull'inettitudine trasforma la gestione agricola in una prova di autodistruzione psicologica anziché in un percorso di crescita sociale.
Dettagli Bibliografici
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