Il fischio del treno che Remigio Selmi si lascia alle spalle segna il confine definitivo tra la sicurezza di un ufficio ferroviario e l'ostilità di una terra che non gli appartiene.
L'ex impiegato eredita il podere paterno tentando una conversione agricola fallimentare, finendo vittima di una rete di pretese familiari e raggiri economici.
Le zolle del podere, aride e indifferenti, rifiutano la cura di un uomo privo di esperienza. Remigio osserva il decadimento della tenuta mentre i debiti si accumulano sotto lo sguardo inquisitore di chi attende solo il crollo.
La terra tradisce.
L'astio dei salariati e le pretese della matrigna stringono il cerchio attorno a una gestione ormai compromessa. La memoria del padre, intrecciata alla figura di Giulia, aleggia tra le stanze del casolare come un fantasma che reclama il possesso legittimo di ogni singola proprietà fondiaria. Le ombre di questo podere dei Selmi si allungano su una successione tormentata, trasformando l'eredità in un peso insostenibile che accelera la dissoluzione dei legami di sangue. Attraverso questa gestione agricola fallimentare, Remigio viene trascinato nel vortice di una rovina domestica dove la violenza verbale della matrigna e le mire della concubina Giulia riducono ogni sua velleità a puro sgretolamento.
L'ultimo legame con la terra si spezza nel silenzio complice di una casa che ha già smesso di appartenergli.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa psicologica del primo Novecento.
✔ Chi segue la letteratura italiana del realismo esistenziale.
Perché è diverso
L'opera scardina la visione idilliaca della vita rurale, sovrapponendo il fallimento gestionale di un'azienda agricola alla desolazione interiore del protagonista. La narrazione costruisce un legame inscindibile tra l'inettitudine individuale e il degrado materiale della proprietà, trasformando l'eredità in uno specchio di implacabile disfacimento familiare.
Dettagli Bibliografici
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