Un telegramma d'assunzione arriva tra le ortensie di Boot Magna, stravolgendo la placida routine di chi scrive solo di pettirossi e giardini.
William Boot, timido redattore di una rubrica naturalistica, finisce spedito per errore nella turbolenta Ismaelia. Sotto l'egida di un magnate dell'informazione londinese, intraprende un viaggio grottesco in terra straniera.
Lord Copper siede nel suo ufficio al Daily Beast, convinto di aver ingaggiato un reporter di razza per documentare il conflitto in corso.
Il caso interviene.
Il malinteso tra omonimi catapulta William lontano dalla sua campagna inglese, costringendolo a navigare tra le insidie di un'inviatura di guerra involontaria che non comprende. Tra paludi africane e rivalità giornalistiche feroci, il neo-inviato si ritrova a gestire una macchina mediatica affamata solo di scandali.
Senza una direzione precisa, il protagonista si muove tra le maglie di un'informazione distorta a Ismaelia, cercando solo di non soccombere al caos. La sua naturale ritrosia contrasta con le pretese di un impero editoriale che richiede drammi costanti, spingendolo verso un successo inaspettato e del tutto accidentale.
L'eco dei telegrafi continua a dettare la rotta di una verità che esiste soltanto finché qualcuno è disposto a leggerla.
Per chi è
✔ Lettori di satira britannica del Novecento.
✔ Appassionati di narrativa con ambientazioni giornalistiche.
Perché è diverso
La narrazione ribalta la struttura classica del reportage bellico, sostituendo l'eroismo con il totale smarrimento di un protagonista inadeguato al suo ruolo. L'intreccio nasce da un puro equivoco burocratico che espone i meccanismi spietati dell'industria della notizia londinese.
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