Il tintinnio dei finimenti d'argento stride contro il selciato umido della Fifth Avenue mentre le carrozze incedono verso un ballo di stagione.
Edith Wharton osserva la propria città natale, Manhattan, come un palcoscenico dominato da rigide convenzioni puritane e un'incessante brama di ricchezza.
I salotti eleganti nascondono manovre disperate dove rampolle di casate decadute studiano industriali arricchiti per risanare i propri debiti. In questo microcosmo di apparenze, vedove protette dall'ipocrisia sociale tessono legami proibiti con uomini giunti dal nulla in cerca di legittimazione.
Tutto crolla.
La società di Manhattan del primo Novecento agisce come una morsa che strangola le ambizioni individuali, spingendo Edith verso la fuga definitiva verso Parigi. Eppure, tra le pieghe di questi ritratti, emerge il conflitto irrisolto tra l'odio per una prigione dorata e l'inconfessato legame ancestrale con la metropoli in trasformazione.
L'ascesa di una nuova élite intellettuale europea scardina lentamente le fondamenta di un mondo ancorato al solo possesso materiale, mentre le pagine restituiscono il riflesso di un'umanità costretta a scegliere tra il prestigio del proprio nome e la libertà di esistere oltre i confini del ceto di appartenenza.
L'eco dei passi solitari sulla neve di una metropoli straniera non riuscirà mai a silenziare il richiamo dell'isola che l'ha resa estranea a se stessa.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa classica americana del Novecento.
✔ Estimatori della letteratura di costume sull'alta società.
Perché è diverso
Questo testo rompe con la saggistica tradizionale trasformando l'analisi sociologica in un'osservazione narrativa tagliente. La struttura costruisce un ritratto intimo di Manhattan, dove l'ambientazione storica non funge da fondale, ma da forza motrice che modella psicologie e conflitti dei personaggi.
Dettagli Bibliografici
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