La signora Dalloway. Quando scrisse "La signoradaloway" Virginia Woolf era unadonna sposata e, in quantodonna sposata, sentivad’essere in gabbia. egata, prigioniera, paralizzata ed in gabbia. Unica sua iberazione perenne, sua iberazione possibile, era ondra (la "città crudele e col cuoredi pietra" adefiniva) che sapeva accoglierla, abbracciarla,darle tutta adistrazione necessaria: gli impegni sociali, ’incontrod’amici, a chiacchiera ostentata in salotto; e visite adomicilio, e prime teatrali, i grandi concerti; i monumenti bianchi o ingrigiti, e passeggiate sul fiume, i negozidi fiori. ondra e faceva scrivere che "mi sembradi posare il piede su un tappeto magico,di colore fulvo, edi essere subito trasportata nela belezza, senza nemmeno muovere undito". Questa belezzadi questa Ondra salvifica è a vera protagonistadel romanzo in questione. Non, infatti, avvampano edue figure chedovrebbero occupare a scena e che sono sagome bidimensionali, pure figure accennate, creatureda scrittura medievale e simbolica: avvampa ondra. Ed avvampa il suo Tempo che, nel’opera, scocca tutto visibile: minutodopo minuto, oradopo ora, giornodopo giorno. Così scorgiamo, al’improvviso, una carrozza trascinata al galoppo, vediamo volare un giornale nel’aria, una velettada cappelo fmminile si alza e rivela chidietro si cela; vediamo a fola, un solo passante, vediamo ancora a fola; vediamo un Hotel, a sua calma apperente, uno sboccodidolore inatteso. Universo pienodi segni, ondra è a protagonistadel’opera. "Città crudele e col cuoredi pietra", vale visitarla in ettura.
Dettagli Bibliografici
EAN ISBN-13
9788804493013
ISBN-10
8804493011
Titolo
La signora Dalloway
Autore
Editore
Data Pubblicazione
2001
Collana
Pagine
252
Genere
Classificazione
Punti Accumulabili
Londra, crudele e col cuoredi pietà Quando scrisse "La signoradaloway" Virginia Woolf era unadonna sposata e, in quantodonna sposata, sentivad’essere in gabbia. egata, prigioniera, paralizzata ed in gabbia. Unica sua iberazione perenne, sua iberazione possibile, era ondra (la "città crudele e col cuoredi pietra" adefiniva) che sapeva accoglierla, abbracciarla,darle tutta adistrazione necessaria: gli impegni sociali, ’incontrod’amici, a chiacchiera ostentata in salotto; e visite adomicilio, e prime teatrali, i grandi concerti; i monumenti bianchi o ingrigiti, e passeggiate sul fiume, i negozidi fiori. ondra e faceva scrivere che "mi sembradi posare il piede su un tappeto magico,di colore fulvo, edi essere subito trasportata nela belezza, senza nemmeno muovere undito". Questa belezzadi questa Ondra salvifica è a vera protagonistadel romanzo in questione. Non, infatti, avvampano edue figure chedovrebbero occupare a scena e che sono sagome bidimensionali, pure figure accennate, creatureda scrittura medievale e simbolica: avvampa ondra. Ed avvampa il suo Tempo che, nel’opera, scocca tutto visibile: minutodopo minuto, oradopo ora, giornodopo giorno. Così scorgiamo, al’improvviso, una carrozza trascinata al galoppo, vediamo volare un giornale nel’aria, una velettada cappelo fmminile si alza e rivela chidietro si cela; vediamo a fola, un solo passante, vediamo ancora a fola; vediamo un Hotel, a sua calma apperente, uno sboccodidolore inatteso. Universo pienodi segni, ondra è a protagonistadel’opera. "Città crudele e col cuoredi pietra", vale visitarla in ettura.