Libri di Giovanni Negri
Bibliografia di Giovanni Negri: tutti i libri in vendita online Studi culturali (Cultural studies)
Il mistero del Barolo. Ma è il Nebbiolo che conquisterà il mondo Negri Giovanni - Utet, 2019
C'è stato un tempo in cui per comprare un ettaro di terra nel fazzoletto di Langhe dove si produce il Barolo bastavano cinquemila lire. Oggi lo stesso ettaro può valere dai due ai quattro milioni di euro: dalla "malora" alla speculazione, la vigna è diventata un caveau di oro nero. Com'è successo? Perché il valore di questo vino si moltiplica in modo esponenziale, più di ogni altro? Quali segreti nasconde? Giovanni Negri, scrittore e imprenditore vinicolo, ci guida in un curioso viaggio nel tempo e nello spazio per risolvere Il mistero del Barolo: dalla preistoria enologica delle legioni romane alle più avanzate tecniche di analisi del Dna, dal Medioevo caldissimo e fecondo alla temibile Piccola era glaciale del Seicento, dai roghi degli eretici di Monforte alclimate change dei nostri giorni, dalle profondità giurassiche di Eurafrica all'Atlantide di vigne che un tempo ricoprì - e che potrebbe tornare a ricoprire - il Piemonte... Come nel più classico dei gialli arriveremo, indizio dopo indizio, a svelare il passato, capire il presente e immaginare il futuro di un vino che conta solo 14 milioni di bottiglie l'anno ma contiene dentro di sé un mistero assai più profondo. Perché l'autentico protagonista non si chiama Barolo ma ha un'identità assai più antica e nobile, che dai tempi di Dante e san Francesco arriva fino a noi, pronta a conquistare il mondo, anche grazie alla sua peculiarità: a differenza di ogni altro vitigno, non è mai stato e mai sarà riproducibile o clonabile, né si può trasferire dalle terre che all'ombra delle Alpi ne furono la culla e ne sono, tuttora e forse per sempre, l'unico regno. Con e-book scaricabile fino al 31/12/2019.
Roma Caput Vini. La sorprendente scoperta che cambia il mondo del vino Negri Giovanni Petrini Elisabetta - Mondadori, 2019 - Oscar Saggi
Grazie alle analisi del DNA la ricerca è entrata in una nuova era. Vale per ogni specie vivente, vale per i vini e per i vitigni: dalle origini ai nostri giorni, è finalmente possibile conoscerne la storia più profonda. Un gruppo di autorevoli esperti ha recentemente scoperto che ben 78 vitigni coltivati oggi in Europa hanno un antico genitore comune: il vitigno affidato da un imperatore romano alle sue legioni. Se guardate un film di guerra ambientato nell'antica Roma e osservate bene i centurioni, scoprirete che immancabilmente nella mano destra stringono un bastone, chiamato vitis, che non è altro che un ramo di vite. Seguendo alla lettera il monito di Orazio - "nessun albero prima della sacra vite tu pianterai, o Varo" - Roma stabilisce, a un certo punto della sua storia, che la figura chiave dell'esercito avrebbe impugnato un tralcio di vite. Perché gli antichi romani davano così importanza a questa pianta? E come mai in Italia, in Gallia, in Britannia, in Iberia e ovunque in Europa cominciarono a piantare viti, anziché frumento, orzo o alberi da frutta? Come ha fatto una città enologicamente incolta a diventare la capitale mondiale del vino? Nei primi secoli dell'antica Roma il vino è una bevanda per ricchi patrizi. A partire dalla seconda metà del II secolo a.C, quando si diffonde il pane, anche il vino "esplode", diventando nutrimento e piacere di massa. Nascono produttori, speculatori, grossisti e dettaglianti che accumulano capitali e fondano compagnie commerciali.
Roma Caput Vini. La sorprendente scoperta che cambia il mondo del vino Negri Giovanni Petrini Elisabetta - Mondadori, 2011 - Ingrandimenti
Grazie alle analisi del DNA la ricerca è entrata in una nuova era. Vale per ogni specie vivente, vale per i vini e per i vitigni: dalle origini ai nostri giorni, è finalmente possibile conoscerne la storia più profonda. Un gruppo di autorevoli esperti ha recentemente scoperto che ben 78 vitigni coltivati oggi in Europa hanno un antico genitore comune: il vitigno affidato da un imperatore romano alle sue legioni. Se guardate un film di guerra ambientato nell'antica Roma e osservate bene i centurioni, scoprirete che immancabilmente nella mano destra stringono un bastone, chiamato vitis, che non è altro che un ramo di vite. Seguendo alla lettera il monito di Orazio - "nessun albero prima della sacra vite tu pianterai, o Varo" - Roma stabilisce, a un certo punto della sua storia, che la figura chiave dell'esercito avrebbe impugnato un tralcio di vite. Perché gli antichi romani davano così importanza a questa pianta? E come mai in Italia, in Gallia, in Britannia, in Iberia e ovunque in Europa cominciarono a piantare viti, anziché frumento, orzo o alberi da frutta? Come ha fatto una città enologicamente incolta a diventare la capitale mondiale del vino? Nei primi secoli dell'antica Roma il vino è una bevanda per ricchi patrizi. A partire dalla seconda metà del II secolo a.C, quando si diffonde il pane, anche il vino "esplode", diventando nutrimento e piacere di massa. Nascono produttori, speculatori, grossisti e dettaglianti che accumulano capitali e fondano compagnie commerciali.